Steve Lyon: la musica vista dal banco mixer

A confronto con l’ingegnere del suono e produttore inglese, già con , Depeche Mode, The Cure e – in Italia – Subsonica, Laura Pausini, 99 Posse,Paul McCartney

 

Il fonico sta alla musica come il regista sta al cinema. Non rimane impresso nella memoria collettiva come i vari Marlon Brando o Leonardo DiCaprio, ma la sua invisibilità è colmata dal peso specifico dellopera. Cresciuto sotto limponente ala protettiva di Glyn Johns (storico produttore e ingegnere del suono tra gli altri dei Rolling Stones, Led Zeppelin e degli Who), Steve Lyon dagli anni 80 in poi vanta collaborazioni con Depeche Mode (Violator), i Cure (Wild Mood Swings), Tears For Fears (Sowing The Seeds of Love), e ha lambito anche le nostre coste con Laura Pausini (Primavera in anticipo), Subsonica (Amorematico), 99 Posse (Corto Circuito). Air Studios, The Manor, The Townhouse Studios London: Steve Lyon è stato un po ovunque vestendo alternativamente i panni di ingegnere del suono e di produttore. Attenzione: la pronuncia esatta è “laion”, come il leone. Perché se non lo si pronuncia correttamente, per lappunto, Lyon ruggisce.
      
Data la tua poliedricità, definisci la tua qualifica in sintesi.
Fondamentalmente sono un produttore di dischi. Certamente nasco come ingegnere del suono, e curo da sempre le fasi di missaggio. Ma i tempi sono cambiati e ora mi reputo a tutti gli effetti un produttore: scovare i gruppi, contribuire al loro sviluppo, e tutti gli step necessari per la realizzazione di un album. Non molto tempo fa ho scovato in un locale una band inglese interessante: si chiamano Suzerain. Credo molto nelle loro potenzialità. Ti reputi un fonico da studio o da live set?Mi sento più a mio agio in studio. Anche se prima di lavorare con una band preferisco sempre osservarli preliminarmente dal vivo, per poi interagire al meglio sul loro sound in fase di incisione del disco. Ho fatto numerosi tour e ho anche curato il remix del live album Songs Of Faith & Devotion Live dei Depeche Mode. Mi sento però un topo da studio. 

Comè nata la collaborazione per Violator, capolavoro dei Depeche Mode?

Mi chiamarono presso il The Church e Master Rock Studios di Londra principalmente per incidere le voci. Siamo stati circa tre settimane, che sono diventate un tre o quattro mesi complessivi. In seguito ho collaborato con loro per sette anni. Capii da subito che sarebbe stato un album storico, ricordo ancora che mi regalarono il singolo Personal Jesus e rimasi folgorato. Ma se devo dirla tutta io sono un fan della fase precedente dei Depeche. 101, primo album live e predecessore di Violator, rimane il mio preferito.

 

Nel tuo mestiere bisogna saper gestire stili disparati. Come si passa dai Depeche ai Cure? 

Per me è facile perché non ho mai avuto voglia di essere parte di un gruppo, chiuso nella sua monotonia. Ho necessità di spaziare e di variare, è il mio carattere. Per me è stimolante passare per emozioni differenti, perché mi spinge verso territori nuovi. Ci sono fonici che si specializzano in generi o lavorano selettivamente solo con gruppi specifici, ma non è per me.

 

E riguardo agli artisti italiani?

Mi piace lavorare in Italia, sono stimoli ulteriori. Laura Pausini è una grande artista, ed è stato un piacere lavorare con lei. Non posso certo paragonare il lavoro fatto con lei rispetto a quello con i Subsonica o i 99 Posse, ma generalizzando cè una atmosfera molto diversa rispetto allInghilterra. Qua il ritmo è molto più rilassato, mentre da noi si lavora intensamente in ogni orario senza sosta e ci si riposa solo a lavoro ultimato.

 

Alludi alla nostra scarsa attitudine al lavoro?

No, non mi permetterei mai! Qui sapete anche divertirvi mentre lavorate. Siamo popoli diversi, ognuno con le proprie caratteristiche, ciò non vuol dire che un approccio al lavoro sia migliore o peggiore dellaltro. La mentalità anglosassone in musica tende verso le novità, nuovi stimoli particolari; anche in Italia, con la differenza che qui da voi si tende a emulare troppo il già fatto, il già sentito. Molte band italiane tendono a scimmiottare. Forse il problema sono le programmazioni radiofoniche e i palinsesti televisivi italiani. Passano solo un certo genere di musica, e gli artisti reputano di doversi omologare a quellonda per spiccare il volo. In Inghilterra siamo più testardi e cerchiamo di creare le nostre strade.

 

Forse chi richiede la tua collaborazione in Italia si aspetta che tu infonda nella produzione un sound internazionale.

Sicuramente è così. La mia mentalità, il mio stile anglosassone, sono proprio quegli ingredienti esotici che le produzioni italiane spesso cercano. Aggiungiamo anche il fatto che mi esprimo discretamente nella vostra lingua, e questo aiuta. Ci sono ottimi produttori e fonici in Italia, ma hanno un approccio differente.

 

La collaborazione con Paul McCartney per Flowers in The Dirt

Era tanto tempo fa, avevo soli 22 anni. Mi sono divertito moltissimo, lui è un grande personaggio. Sono stato nel suo studio per circa quattro mesi, e la cosa curiosa di quella esperienza è che alcune cose che incidemmo furono poi pubblicate su Flaming Pie.

 

Citaci un album nel quale spicca il tuo stile in qualità di fonico. 

La mia mano la riconosco in ogni album in cui ho lavorato, soprattutto laddove ci sono interventi di tastiere e synth. Forse lalbum più personale è il primo disco degli Amplifier, ma anche Songs of Faith and Devotion dei Depeche Mode. Credo di essere bravo nello sviluppare le emozioni proprie e intime del brano in questione, e dellartista che le ha generate. Cerco di far emergere il meno possibile il mio intervento, il mio modo di concepire la musica. Mi metto al servizio della canzone.

 

Linsegnamento più grande che ti ha dato Glyn Johns.

Glyn è stato fondamentale per me. Mi ha insegnato a percepire le emozioni della musica, dei musicisti. Mettere quattro o cinque elementi insieme e ottenere da loro il massimo possibile, prima ancora di affidarsi alla tecnologia. Provare e riprovare mille volte fin quando non si arriva al top. Solo quando tutto questo lavoro preliminare viene fatto scrupolosamente posso sedermi, indossare le cuffie e schiacciare il tasto REC.

 – articolo di Luca Cacciatore